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La composizione della luce solare al di sopra dell'atmosfera
I raggi UV costituiscono complessivamente circa l'8% della radiazione solare, il 75% dei quali è UV-A, il 19% è UV-B ed il 6% è UV-C. Da molto tempo è nota l'azione benefica delle esposizioni al sole, specialmente quando in estate si va al mare: le chiazze psoriasiche migliorano sensibilmente, a volte sembrano svanire del tutto, ma purtroppo la remissione è transitoria, le lesioni sono destinate a ricomparire inesorabilmente poco tempo dopo la fine delle vacanze. Per la vitiligine il fenomeno è simile, ma le zone depigmentate sono molto più sensibili al rischio di scottature, per cui molti soggetti tendono a non esporsi al sole, anche per evitare le inevitabili discromie (pelle "a carta geografica"). E' comunque accertata la capacità dei raggi del sole nel far ricomparire le melanina stimolando i melanociti che, nelle zone colpite, non consentono più una colorazione uniforme. Un tempo si associavano questi effetti benefici all'acqua del mare, ora si è accertato che le ragioni risiedono nelle frequenze dei raggi ultravioletti di tipo B: la balneo-fototerapia e l'elioterapia rappresentano dunque le forme naturali di fototerapia, purtroppo non fruibili a tutte le latitudini, in ogni periodo dell'anno, e specialmente, ai ritmi cui oggi siamo indotti a vivere. In questi ultimi vent'anni sono sorti molti centri attrezzati con sorgenti luminose UVA a scopo abbronzante, il successo dei quali è dovuto alla comune cultura che associa un colorito abbronzato a condizioni di benessere e di bellezza. Molte persone, ignare o inconsapevoli dei rischi che corrono, si sottopongono a dosi di UVA notevoli e prolungate, per il solo fine di apparire abbronzate: non tengono conto del rapido invecchiamento cui sottopongono la loro pelle (photo-aging). Negli anni '70 la dermatologia ha scoperto l'impiego dei raggi ultravioletti nella cura della psoriasi e, più recentemente, della vitiligine: con la PUVA terapia, i pazienti venivano sottoposti a emissioni UV-A dopo aver assunto farmaci fotoattivabili (psoraleni). Efficace, ma con effetti collaterali non indifferenti, che ne sconsigliano di fatto l'impiego nel lungo termine. Da quel periodo, lo studio dei raggi UV ha fatto passi da gigante: l'impiego degli UV-B ha dato grande beneficio alla cura della psoriasi. Lo studio di Parrish & Jenicke del 1981 ha poi aperto una nuova strada, attestando che la frequenza di maggior risposta terapeutica è compresa tra i 311 e i 313 nanometri, dunque in pieno campo UV-B. Le moderne tecnologie hanno consentito di costruire tubi fluorescenti che producono emissioni ristrette (Narrow Band) rispetto a quelli che offrono l'intero campo UV-B (Broad Band), pur già estremamente efficaci per la psoriasi. Oggi, con gli UV-B NB si ottengono risultati sorprendenti anche nella ripigmentazione della pelle in soggetti colpiti da vitiligine, mediante la fototerapia selettiva (FTS). Esistono dunque 2 diversi tubi luminosi, ad alta efficacia terapeutica e utilizzabili per trattamenti a lungo termine, entrambi idonei a trattare la psoriasi poiché emittenti raggi ultravioletti di tipo B:
Da evitare l'uso di lampade UV-A, poiché scarsamente efficaci a livello terapeutico e pericolose, salvo che in taluni casi di acne o artrite psoriasica. Una cura regolare e costante, seguendo il protocollo terapeutico che il dermatologo avrà stabilito per le vostre personali condizioni, è la condizione essenziale per ottenere ottimi risultati senza correre alcun rischio.
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