L’Eritema Polimorfo Solare è senza dubbio la più frequente delle fotodermatosi; si calcola, infatti, che essa colpisca dal 10 al 20% della popolazione caucasica. La malattia può insorgere a qualunque età, anche se è più frequente nelle giovani donne. La familiarità viene riportata nel 15% dei casi.
L’eritema è la prima manifestazione visibile di qualsiasi processo infiammatorio cutaneo che coinvolga il letto vasale periferico, o microcircolo. È determinato da un aumento della quantità di sangue presente nel complesso microvasale cutaneo. E’ detto Polimorfa poichè può esordire sotto diverse forme ciniche: papule eritematose (piccoli rilievi cutanei di colore rossastro), placche (rilievi cutanei più estesi e significativi), vescicole, pustole, ecc.
E’ un eritema attivo, di colorito roseo o rosso vivo, è provocato dall’esposizione a raggi ultravioletti naturali (sole) o artificiali (lampade solari) in dose superiore alla cosiddetta dose eritema, variabile secondo il tipo di pelle o fototipo.
Questa dermatopatologia presenta un picco di incidenza nel periodo primavera-estate e tende a migliorare man mano che la pelle inizia a “tollerare il sole” (fenomeno dell’hardening), ma può recidivare nello stesso periodo per un certo numero di anni successivi.
La Dermatite Polimorfa Solare viene etichettata spesso ed erroneamente dal paziente come una situazione di allergia al sole; in realtà non si tratta di vera allergia poiché il meccanismo patogenetico non consiste in una reazione di tipo reaginico, ma vede l’esplicarsi di una reazione di ipersensibilità ritardata.
Essa è causata dal rilascio nella cute di alcuni “mediatori chimici” responsabili del prurito, a seguito dell’esposizione ai raggi UV. Nelle prime ore dall’esposizione al sole, intorno ai piccoli vasi cutanei incomincia a formarsi un aumento dell’infiltrazione di linfociti T, di macrofagi e cellule di Langherans, con conseguente rilascio di sostanze (mediatori chimici) che agiscono sulla parete dei vasi provocandone la dilatazione con successivo trasudato plasmatico ed infiammazione.
L’esposizione ai raggi compresi tra i 290 e i 400 nm, dunque nella banda UV, è la causa principale dell’eritema: naturalmente quando l’esposizione stessa sia superiore a quanto tollerato dal fototipo di appartenenza.
Capita a volte che i soggetti più sensibili abbiano fatto largo uso di creme solari ad alto fattore di protezione, il più delle volte di distribuzione difficile e dunque irregolare: la pelle, che è un organo unico, pur di grande superficie, risponde dunque allo stimolo ricevuto con alti e bassi, a seconda che “legga” una alta irradiazione, nelle zone non protette, o addirittura nulla, nelle zone protette. Ciò comporta una risposta anomala che scatena la reazione.

La terapia dell’EPS consiste nell’esporre il soggetto a dosi gradualmente crescenti, partendo dal dosaggio minimo e arrivando in tempi congrui al dosaggio massimo sostenibile per il fototipo stesso.
Una sorta di “vaccino”, insomma, che tende a desensibilizzare chi risponde in maniera esagerata alla radiazione ultravioletta: la funzione dello stimolo costituisce proprio un “allenamento” dei melanociti a rispondere in modo uniforme.
Di norma sono necessari 24 trattamenti, da farsi a 3 alla settimana, con l’obiettivo di sollecitare i melanociti ad una risposta uniforme nella produzione di melanina: si tratta di esposizioni che partono da pochi secondi, una ventina, e arrivano al massimo a circa 3 minuti.
Naturalmente si tratta di radiazioni BEN DIVERSE DA QUELLE ABBRONZANTI emesse dalle apparecchiature in dotazione ai centri estetici, per le quali è necessaria la prescrizione medica.
Dopo il trattamento con UVB a banda stretta la pelle è pronta per l’esposizione al sole senza intolleranze, e con una minima necessità di protezione: anche i fototipi più sensibili riescono così ad avere una abbronzatura più intensa e persistente del loro abituale, ma soprattutto si liberano dal disagio di non poter soggiornare al sole.