Forma di linfoma non-Hodgkin a cellule T, che mostra particolare predilezione per l’interessamento cutaneo. La malattia non ha nulla a che vedere con le infezioni da miceti ma deve il proprio nome all’aspetto fungoide delle lesioni. Una predisposizione genetica, così come pregresse dermatosi e l’esposizione a carcinogeni ambientali, giocano un ruolo nello sviluppo di questo tumore.

Può insorgere su cute sana o essere preceduta da una parapsoriasi in placche o da una papulomatosi linfomatoide. Varie sono le possibili presentazioni cliniche: accanto alla micosi fungoide classica, si descrivono la forma eritrodermica (è la sindrome di Sézary, variante “leucemica” della micosi fungoide), quella cosiddetta a tumori d’emblée e quella follicolare. L’interessamento cutaneo è comunque sempre presente e si manifesta in genere sotto forma di chiazze eritematose, successivamente di placche infiltrate e poi di masse tumorali vere e proprie. La localizzazione viscerale normalmente si presenta dopo alcuni anni e è cattivo segno prognostico.

Fra i sintomi e segni clinici si mostra macchie scure sulla pelle che possono rimanere asintomatiche anche per anni, al che si mostra prurito incessante e arrossamento.

La causa della micosi fungoide rimane sconosciuta, sono state però avanzate due ipotesi eziologiche che rimangono le più accreditate: l’una riguarda il presupposto che la lesione sia maligna dall’origine l’altra crede in un’evoluzione dovuta ad uno stimolo antigenico cronico.

Altre ipotesi prese in considerazione dalla medica clinica riguardano predisposizione genetica (anche in riferimento a dermatosi presenti nell’ambito familiare). Fra le predisposizioni si può aggiungere una celiachia dell’adulto non diagnosticata, o ripetute esposizioni ad allergeni (ad esempio Timerosal). Esposizione ad agenti come Benzene o polveri contenenti Amianto facilitano la trasformazione maligna o altre forme di avvelenamento che causino sofferenza ripetuta e prolungata nel tempo al sistema immunitario.

Altra ipotesi è l’origine virale, essendo sospettato il coinvolgimento del virus HTLV-V, ma tale teoria non è mai stata supportata da fonti valide.

La micosi fungoide non è contagiosa.

La soppressione immunitaria indotta da esposizione ai raggi ultravioletti permette la regressione delle cellule colpite: il trattamento prevede sedute trisettimanali, o meglio a giorni alterni, con dosaggi gradualmente crescenti e commisurati al proprio fototipo.
Si raggiunge rapidamente l’eliminazione delle cellule tumorali mediante il rinnovamento del tessuto cutaneo: le nuove cellule appaiono scevre dal messaggio errato precdentemente esposto.
Di norma occorre ripetere il trattamento con cadenza annuale per fermare le recidive che sovente accompagnano il paziente per diversi anni.
Pur essendo poco utilizzata la fototerapia UVB a banda stretta pare essere attualmente il trattamento più efficae nel contrastare la Micosi Fungoide.